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la speleologia è un miraggio

Non lo puoi descrivere perché il tuo corpo non sa spiegare cosa significhi trascorrere una giornata nelle viscere della terra. E' un emozione che mi sale dentro il cuore, l'adrenalina che si impossessa del mio pensare per un secondo appena. Ritrovo lucidità un attimo dopo. Striscio e cerco di appiattirmi. Faccio finta che lo stillicidio non esista. Uso una longe, due longe, tre longe se occorre. Senza staffa sarei ancora la sotto penso. Incredibile, dopo dieci anni sottoterra trovo una nuova misura per il pedale e una nuova posizione per il portasacco. Risparmio energia. Sento l'aria spingermi dentro l'egiziana e la sento differente quando con Paola e Giosué mi affaccio su un meandro attivo. E' innegabile, l'esperienza che ho accumulato in questi anni sta facendo la differenza. Mi piace essere lì ed esserci con loro. Dire loro a voce cosa possono fare mi aiuta a ripassare e a recuperare qualcosa che avevo messo da parte. Ricordo, prendo fiato. Mi tolgo l'imbrago e cerco di non forzare. Non posso fare fatica.
Michela non c'è e non c'è neanche Simone. Ci sono Giampaolo e Albertino. Siamo in sei. Corde, moschettoni, cordini, fettucce hanno il ruolo che si meritano. Sono attrezzatura che ci permette di proseguire ma non sono il fine e forse nemmeno il mezzo. Esplorare è prima di tutto un movimento dell'anima che ci porta a mettere tutto ciò che si conosce alle spalle e per farlo altri sono i mezzi che te lo permettono. E' il cuore a farsi leggero ed è l'istinto a guidarti.


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